Centrali nucleari, ecco le regole per localizzare i siti adatti
Si guarda alle risorse idriche e ai fattori geologici e metereologici
Il Governo Berlusconi ha dato il via libera alle regole per disegnare l'identikit dei luoghi che dovranno ospitare le centrali nucleari.
Il decreto legislativo contiene le procedure per l'autorizzazione per la localizzazione, la costruzione, l'esercizio e la disattivazione degli impianti nucleari e disciplina le procedure per la localizzazione, la costruzione e l'esercizio di un Parco tecnologico comprensivo di un Deposito nazionale destinato allo smaltimento definitivo dei rifiuti radioattivi.
Il decreto rileva criteri ambientali e tecnici. Sul fronte legato alle caratteristiche ambientali, i criteri riguardano popolazione e fattori socio-economici, risorse idriche, fattori meteorologici, geologici, il valore paesaggistico e architettonico-storico, del suolo ed il grado di accessibilità.
Rispetto alla prima versione del decreto non si fa più riferimento alla "qualità dell'aria". Più tecnici i requisiti relativi alla sismo-tettonica, alla distanza da aree abitate, alla geotecnica e alla disponibilità di adeguate risorse per il sistema di raffreddamento della tipologia di impianti ammessa, oltre alla strategicità dell'area per il sistema energetico e alle caratteristiche della rete elettrica e ai rischi potenziali indotti da attività umane nel territorio circostante.
Fra i nomi che puntualmente ritornano, ci sono quelli già scelti per i precedenti impianti poi chiusi in seguito al Referendum del 1987.
Di recente i Verdi hanno ipotizzato che le Centrali nucleari italiane verranno costruite a Montalto di Castro (Viterbo), Borgo Sabotino (Latina), Trino Vercellese (Vercelli), Caorso (Piacenza), Oristano, Palma di Montechiaro (Agrigento), Monfalcone e Chioggia.
L'ex centrale del Garigliano ospiterà il deposito nazionale per le scorie radioattive, come si ricava dal bando di gara della Sogin del 2009.
Il decreto legislativo contiene le procedure per l'autorizzazione per la localizzazione, la costruzione, l'esercizio e la disattivazione degli impianti nucleari e disciplina le procedure per la localizzazione, la costruzione e l'esercizio di un Parco tecnologico comprensivo di un Deposito nazionale destinato allo smaltimento definitivo dei rifiuti radioattivi.
Il decreto rileva criteri ambientali e tecnici. Sul fronte legato alle caratteristiche ambientali, i criteri riguardano popolazione e fattori socio-economici, risorse idriche, fattori meteorologici, geologici, il valore paesaggistico e architettonico-storico, del suolo ed il grado di accessibilità.
Rispetto alla prima versione del decreto non si fa più riferimento alla "qualità dell'aria". Più tecnici i requisiti relativi alla sismo-tettonica, alla distanza da aree abitate, alla geotecnica e alla disponibilità di adeguate risorse per il sistema di raffreddamento della tipologia di impianti ammessa, oltre alla strategicità dell'area per il sistema energetico e alle caratteristiche della rete elettrica e ai rischi potenziali indotti da attività umane nel territorio circostante.
Fra i nomi che puntualmente ritornano, ci sono quelli già scelti per i precedenti impianti poi chiusi in seguito al Referendum del 1987.
Di recente i Verdi hanno ipotizzato che le Centrali nucleari italiane verranno costruite a Montalto di Castro (Viterbo), Borgo Sabotino (Latina), Trino Vercellese (Vercelli), Caorso (Piacenza), Oristano, Palma di Montechiaro (Agrigento), Monfalcone e Chioggia.
L'ex centrale del Garigliano ospiterà il deposito nazionale per le scorie radioattive, come si ricava dal bando di gara della Sogin del 2009.
Redazione Bisia.TV
(Venerdì 12 Marzo 2010)
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